FLP Affari Esteri

Coordinamento Nazionale

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Audizione Commissione Esteri Senato


Roma 16 marzo 2010

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Intervento a nome dalla Segreteria della FILP del Ministero degli Affari Esteri

 

 

16 MARZO 2010

FILP FARNESINA

 

 

MEMORANDUM PER L’AUDIZIONE DI FILP FARNESINA AGLI

UFFICI DI PRESIDENZA DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

ESTERI IN SEDUTA CONGIUNTA







Lo stesso ruolo della Segretaria Generale sarà complicato dall’esistenza di livelli diversi 

di interrelazione tra le strutture che tenderanno a rendersi autonome.

 

 

NON SI TOCCANO GLI SPRECHI VERI

 

 

La riforma non tocca gli sprechi veri, quelli che FILP Farnesina va denunciando 

da tempo , ad esempio

1. l’esistenza di centinaia di dirigenti della carriera diplomatica, i cosiddetti

“coordinatori” che non dirigono né coordinano nulla, avendo incarichi

puramente nominali e che tuttavia costano tanto quanto si pensa di

risparmiare dalla chiusura delle sedi europee.

2. le consulenze esterne e le discutibili nomine di esperti che costano più

di quanto si pensa di risparmiare chiudendo le sedi extraeuropee, a cui

si ricorre invece di utilizzare il personale dipendente.

 

 

Si consideri a proposito di sprechi di risorse, che il personale della carriera

diplomatica in servizio a Roma (400 unità) percepisce un importo medio

annuale lordo di circa centocinquantamila Euro (euro 150.000,00). E che lo

stesso personale quando è in servizio nelle sedi europee (mercato domestico

dell’euro) percepisce indennità astronomiche se comparate a quelle del resto

del personale di ruolo e dei diplomatici degli altri Paesi europei in servizio

nell’area euro.

Ciò avviene perché, e occorre finalmente riconoscerlo apertamente, il

Ministero degli Affari Esteri vuole continuare ad ignorare l’esistenza

dell’Unione europea.

 

 

IL MAE IGNORA MAASTRICHT

 

 

Curiosamente per un organismo tutto proteso ad analizzare gli scenari politici

dello scacchiere mondiale, il MAE, quando si tratta di remunerare il proprio

personale diplomatico, ignora non solo il Trattato di Lisbona ma anche quello

di Maastricht.

In altri termini, il MAE fa finta di non sapere che il mercato domestico è

ormai europeo, che i costi e le remunerazioni possono essere direttamente

comparati tenendo come riferimento l’Euro. Se si cominciasse a considerare

le sedi di area euro per quello che sono veramente, sedi cioè appartenenti alla

medesima area economica e con costi comparabili a quelli della sede centrale 

di Roma, svanirebbero le ragioni che hanno sostenuto altissimi livelli di

Indennità di Servizio Estero per gli appartenenti alla carriera diplomatica.

Gli alti emolumenti dei diplomatici nelle sedi area euro, non sono

giustificabili agli occhi del personale non diplomatico che opera in Eurolandia

disponendo di indennità assai inferiori perché, questa volta, sono rapportati

agli stipendi dei colleghi europei.

Ne tanto meno tali alti emolumenti sono giustificabile agli occhi dei cittadini

italiani.

Lo strabismo europeo del MAE è ancora più grave se si pensa che l’Unione

europea sulla base del Trattato di Lisbona, ha in corso di costruzione un

Servizio diplomatico quale braccio esecutivo della politica estera della UE (il

SEAE, Servizio Europeo di Azione Esterna), che sarà a regime, a fine anno, e

conterà in tutto il mondo circa 8.000 tra funzionari e diplomatici.

E potrebbe arrivare, in linea con la Risoluzione del Parlamento europeo dello

scorso ottobre, ad un organico fino a 12.000 unità.

Ed il cui organigramma, in bozza, verrà presentato domani, mercoledì 17

marzo, dall’Alto Rappresentante della politica estera della UE, nonché

vicepresidente della Commissione.

Assordante è il silenzio sulle candidature italiane per le poltrone di vertice.

L’organigramma dei posti di vertice prevede un Segretario generale, due vice,

e sei direttori generali: ad oggi non si ha notizia di alcun candidato italiano …

Alla diplomazia della UE faranno capo anche le circa 160 delegazioni

europee all’estero che non rappresenteranno non più solo la Commissione

ma tutta la UE ed in queste nuove “Ambasciate dell’Unione Europea” quanti

saranno e chi saranno gli Ambasciatori italiani?!? O provenienti dalla

diplomazia italiana?  

Il SEAE potrebbe e dovrebbe essere un’opportunità di lavoro per un

consistente numero di laureati italiani , dai 300 ai 600 o più (a secondo del

metodo “politico” di conteggio per le ripartizioni che si vorrà usare: sia si

utilizzi una ripartizione uguale per Paese sia che si utilizzino ripartizioni

proporzionali o ponderate quali quelle sulla base del contributo al bilancio,

alla popolazione, ecc.. Risulta. invece, che abbiamo “ottenuto” di inserire solo 

40 diplomatici, nei gradi medio bassi.  

Questo basso numero stride con l’alto numero di organico dei diplomatici

italiani che nel nostro Paese è cresciuto a dismisura negli ultimi anni.  

L’organico dei diplomatici italiani, infatti, è stato ampliato ingiustificatamente

e non è sottoposto al blocco del turn over applicato per tutte le altre

categorie.

Tale crescita provoca il già citato fenomeno del sotto-impiego dei gradi

medio-alti della carriera diplomatica alla Farnesina, dove il rapporto dirigenti

diplomatici/aree funzionali è sceso sotto la soglia minima per il

funzionamento di uno su quattro, e il peso delle retribuzioni per i

diplomatici-dirigenti ma senza responsabilità dirigenziali è ormai visibilmente

diseconomico non solo per l’intera struttura ma anche per il Paese.

 

 

LA RITIRATA DEL MAE

 

 

Ciò che si prevede di fare con la rete all’estero è gravissimo e rivela che non si

ha un piano di ristrutturazione degno di questo nome.

Si sta, in effetti, realizzando un’operazione di risparmio simulato, che

nemmeno riuscirà nel suo limitato obiettivo.

Infatti, i risparmi preventivati chiudendo Consolati e Istituti Italiani di

Cultura, sicuramente sovrastimati rispetto ai costi finali dell’operazione, sono

poca cosa rispetto agli sprechi che FILP Farnesina va denunciando da anni.

Si tratta di una falsa razionalizzazione.

Il progetto di riforma, complessivo dell’Amministrazione centrale e delle sedi

all’estero, irrazionalmente opera per mantenere tutte le nostre Ambasciate in

Europa, evidentemente considerate strategiche e immutabili (invece altri paesi

europei le stanno ridimensionando o chiudendo), ma taglia posti per il

personale di ruolo e chiude, allo stesso tempo, i Consolati e gli Istituti di

Cultura che danno servizi a milioni di Italiani, agli imprenditori e diffondono

la cultura e lingua italiana.

E’ un fatto sconcertante che si preferisca difendere i privilegi di una casta

ormai autoreferenziale, abbandonando al proprio destino i cittadini e le

imprese italiane, lasciati senza servizi e senza appoggi istituzionali.

Si mantengono così i posti di prestigio che sono appannaggio di un pugno di

persone ai vertici della carriera diplomatica.

Si abbandonano le imprese italiane rinunciando a gestire la presenza dell’Italia

sui mercati globali, si lascia che nei gangli vitali della “nuova economia” i

nostri competitori agiscano indisturbati. Le prospettive di sviluppo del made in

Italy vengono ora abbandonate e il sostegno all’export appare quello che è in

realtà, un puro esercizio retorico. 

 

OPPOSIZIONE ALLA SVENDITA

 

 

Non è un caso che in questo contesto di decadenza, l’Amministrazione degli

Esteri abbia creato le condizioni favorevoli ad un diminuito controllo di

legalità democratica, permettendo involontariamente che professionisti del

crimine giungessero a manipolare le elezioni politiche.

Se si vogliono chiudere consolati come quello di Brisbane, Filadelfia, Detroit,

Manchester, Amburgo, punti vitali dell’economia contemporanea, se si

procede alla chiusura di numerosi Istituti Italiani di Cultura, rinunciando

anche a sostenere le grandi tradizioni culturali del nostro Paese, uno dei pochi

valori aggiunti che ci restano, se non si investe nel posizionamento dell’Italia

nei nuovi scenari geopolitici mondiali, se non vi è alcun piano organico di

rilancio della nostra rete all’estero, quale può essere il nostro giudizio?

In altre occasioni il Parlamento, rappresentando il pensiero dell’opinione

pubblica, si oppose alla svendita di pezzi del patrimonio nazionale.

Oggi Vi chiediamo di non svendere una parte di noi stessi, della nostra

identità nazionale e del nostro futuro di paese esportatore.

Non svendiamo la presenza del nostro Paese all’estero.

Quanto detto porta ad affermare che sarebbe  necessario un approfondito

dibattito che porti ad una riforma diversa da quella che è qui in esame che, lo

ripetiamo ancora una volta, non è una riforma ma solo un sistema per fare

cassa, però con tutti gli effetti collaterali negativi di cui abbiamo parlato.

 

 

La Segreteria

(Sesto Cozza, Daniela Febbo, Fiorella Palma,

Maurizio Polselli, Luis Sanchez)


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